La Cosmesi: dalle prime testimonianze ad oggi

La Cosmesi: dalle prime testimonianze ad oggi

Gli Egizi e la Cosmesi

Le prime testimonianze sulla cosmesi risalgono all’Antico Egitto, quando i medici dell’epoca non si limitavano a curare malattie, ma consigliavano anche cure di bellezza.
Sviluppavano, infatti, tecniche per modificare il colore della pelle o nascondere le imperfezioni del corpo e si occupavano di preparare elaborati cosmetici, unguenti per capelli e intrugli vari per mantenere il fisico sano, giovane e bello, fedeli al credo che “il corpo è la casa dell’anima immortale.”
Per ringiovanire la pelle si usava stendere sul corpo una miscela di creme a base di natron, alabastro, miele e sale marino, mentre per colorare i palmi delle mani, le labbra e il corpo, veniva utilizzata l’ocra rossa diluita con grasso e resine.

Il Culto del Corpo nell'Antica Grecia

Nell’Antica Grecia la cosmesi assunse un significato quasi metafisico, in quanto l’uomo greco aspirava per definizione al raggiungimento di un’ideale fusione della bellezza del corpo e dello spirito.
Si utilizzavano regolarmente preparati aromatici di diversa composizione e la pratica dei massaggi divenne una vera e propria arte. In generale, gli oli vegetali più adoperati erano quelli di mandorle, di oliva, di alloro, di papavero o di lentisco, mentre il miele era considerato un ottimo eccipiente per i preparati.
Le donne greche inoltre utilizzavano due tipi di maschere: un mix di argilla diluita con olio o aceto, a seconda che volessero ammorbidire o stringere i tessuti, oppure una crema fatta con grasso di pecora e miele.

I Romani e le maschere di bellezza

Le testimonianze dell’Età Romana sono numerose e arricchite da reperti e da fonti letterarie, in particolare dall’opera Enciclopedica Naturalis Historia di Plinio il Vecchio.
Tra le numerose sostanze sono citati il grasso di cigno, di oca o di pecora, estratti da testicoli di toro o di coccodrillo, midollo di cervo o di capriolo, uova di formica pestate, api affogate nel miele, uova variamente trattate, latte di diversi mammiferi amalgamati con farine di diversi cereali o legumi.
Ricordiamo inoltre Poppea, nota per essere una grande utilizzatrice di latte d’asina nei bagni eudermici e di maschere di bellezza fatte di una poltiglia composta da farina di segale, latte d’asina, miele e foglie di piante emollienti ben tritate.

Cosmesi nel Medioevo e nel Rinascimento

Nel Medioevo il De Ornatu Mulierum (Trattato Sui cosmetici), di Trotula De Ruggiero viene considerato come il primo vero manuale di cosmesi. All’interno è possibile trovare rimedi per il corpo, pomate, erbe medicamentose per viso e capelli e un’infinità di consigli su come migliorare lo stato fisico tramite bagni e massaggi.
Quelli del Rinascimento sono i secoli d’oro per la cosmesi. Il volto della donna rinascimentale doveva infatti essere come un’opera d’arte, un capolavoro di creatività e fantasia, un autentico quadro vivente. Per preservare il candore delle mani si utilizzavano guanti intrisi di pasta di mandorle e latte aromatizzato con vaniglia. In Germania, infine, era pratica comune mettersi in faccia una cotenna di lardo, risciacquando poi con una bella tintura di benzoino.

Seicento e Settecento tra acque profumate e assenza di igiene personale

Il Seicento invece è il secolo dell’assoluta mancanza di igiene personale. Nessun bagno, né pulizia del corpo, l’acqua viene ostracizzata. La mancata pulizia e igiene continuò anche nel secolo successivo, il Settecento, tanto che gli stessi giornali consigliavano alle giovani lettrici di non lavarsi il viso più di una volta ogni otto/dodici giorni, convinti che l’acqua rovinasse la pelle.
L’unica eccezione sono le acque di bellezza profumate al bergamotto, al gelsomino, al garofano, alla rosa, alla lavanda, all’arancio, alla cannella e a molte altre fragranze.
Per concludere la skincare si applicavano sul viso pomate fatte con pasta di mandorle e grasso di montone.

L'acqua come alleata di bellezza nell'Ottocento

La cura del corpo subì un cambiamento radicale con la Rivoluzione Francese: lavarsi e farsi il bagno diventò un obbligo. L'Ottocento si rivelò dunque essenziale per la riscoperta dell’acqua come alleato e rimedio salutare per una pelle sempre fresca, giovane e bella, riportando in auge bagni e saponi. Erano ricercatissimi i bagni di latte con brodo di pollo o vitello. Le dame di corte versavano nell’acqua del bagno fiori d’arancio, essenze, fragole o orzo, mentre applicavano sul viso maschere di farina, albume, olio di cocco e tintura di benzoino.

Skincare come cura di sè, dal Novecento ai nostri giorni

Gli ultimi decenni del Novecento non hanno portano novità radicali nella cosmesi, se non la semplificazione della toeletta giornaliera: tra revival ed eclettismo, ci si lavava la faccia anche più volte al giorno, due gocce di aceto come tonico e lozioni di latte, limone, succo di cedro, acquavite e allume di rocca per una pelle vellutata. Fino ad arrivare al giorno d’oggi dove la skincare ormai è parte integrante della vita di tuttə noi! Fatta di step precisi e meticolosi per prendersi cura della propria pelle con la propria beauty routine preferita.

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